La storia e la cultura dell’olio d’oliva in Sicilia

 | 7 Gen, 2024

Dalla sua origine nell’Asia centrale (probabilmente nel territorio del Mar Caspio), l’ulivo ha fatto molta strada, diffondendosi in tutto il Mediterraneo grazie alla popolazione dei Fenici. È una pianta che cresce soprattutto nelle zone collinari, su terreni ben irrigati e fertili: come non poteva approdare in Sicilia?

La coltivazione dell’olivo nella storia della Sicilia

In questa regione l’olivicoltura e il commercio dell’olio sono attestati da secoli, e le varietà di olive siciliane nascono con le prime piante di origine greca. Oggi, quella che è forse la prima cultivar addomesticata portata in Sicilia si trova solo in un unico antico albero nella parte orientale dell’isola.
Il terreno particolarmente fertile della Sicilia, che nelle regioni orientali è vulcanico, produce ancora oggi alcune tra le migliori olive del mondo. Si dice che nell’antichità gli antichi ateniesi preferissero l’olio d’oliva siciliano al loro!

Considerato anche un simbolo di prosperità, l’ulivo compare nei mosaici di Piazza Armerina, in provincia di Enna.
Nel tempo si diede grande importanza alla coltura di questa pianta, e i monaci benedettini e cistercensi introdussero i primi frantoi. La coltivazione dell’olivo in Sicilia ebbe una notevole fioritura durante la dominazione spagnola, dal Cinquecento al Seicento, e da allora si è diffusa e stabilizzata in molti territori. Le cultivar locali oggi sono numerose, alcune pregiate come quelle di olio extravergine siciliano Valle del Belice, Monti Iblei, Monte Etna e Valli Trapanesi (tra le tante).

La produzione dell’olio d’oliva in Sicilia

Dopo la coltivazione, arriva sempre la lavorazione delle olive, fatta ad arte.
La Sicilia vanta un’importante e interessante tradizione, e ancora oggi sono diffuse tecniche antiche, con strumenti tradizionali – ormai potenziati dalla tecnologia moderna.

Tramandata di generazione in generazione, la tecnica di coltivazione e produzione dell’olio d’oliva è rimasta viva anche nei termini originali. Come la Giarra (recipiente dove si conserva l’olio), la Burnia (vaso di argilla dove si conservano le olive) e il Tummino (unità di misura delle olive). I lavoratori impegnati nella lavorazione delle olive sono chiamati Chiurma mentre il Trappitu è il frantoio dove si estrae l’olio.

Una tradizione presente anche in un particolare Museo dell’Olio che è stato fondato a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa. È una zona interessata da un’importante produzione di olio d’oliva siciliano e per questo ha dedicato il particolare museo a questo prodotto. Il museo espone strumenti della tradizione olearia, tra cui una macchina per la spremitura in ferro, che risale alla fine dell’Ottocento.

La cultura dell’utilizzo dell’olio d’oliva nella cucina siciliana

L’olio d’oliva siciliano è tra i più profumati, nutrienti e appetitosi al mondo. Possiede delle caratteristiche uniche, e per questo viene utilizzato da sempre nella cucina siciliana per condire e cucinare. L’olio extravergine è un pilastro della gastronomia dell’isola, considerato un ingrediente insostituibile in molti piatti tradizionali.

Come olio molto versatile, può essere usato sia per la cottura che per l’uso a crudo, dove insaporisce in modo intenso le ricette tipiche siciliane.
Inoltre, a livello culturale l’olio viene adoperato nelle celebrazioni religiose e fa parte delle antiche credenze popolari. L’olio extravergine è un elemento distintivo dell’identità siciliana, un patrimonio da salvaguardare – sia al livello gastronomico sia paesaggistico!

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